Pietro Savorgnan di Brazzà

Gia a partire dai suoi otto anni, mio zio, il piccolo Pietro, passava lunghe ore nelle biblioteche di famiglia, a Soleschiano e qui a Brazzà in Friuli, a Roma e a Castel Gandolfo sui colli Albani. Leggeva storie di viaggi e studiava carte geografiche antiche. Fu particolarmente colpito da due carte dell' Africa, del 1771 e del 1834 portate dal prozio Ludovico Savorgnan di Brazzà (1751-1840), grande viaggiatore (fino in Cina, dove fu per un decennio governatore di un provincia). Zio Pietro fu vivamente colpito soprattutto dalla grande macchia bianca, priva di segni topo grafici, che appariva sulla carta geografica della parte occidentale dell' Africa Centrale, fra i meridiani 15ˇN e 40ˇ N, e fra i paralleli 3ˇN e 15ˇS. Una carta geografica di prozio Ludovico portava la scritta "Royaume de Macocco ou Anzico". Nella seconda appariva la nota "pays entiŽrement inconnu des europeŽns", sotto la quale Ludovico aveva annotato "paese che saria interessante visitar", come se non avesse viaggiato abbastanza!

Quella grande macchia bianca divenne per Pietro una vera ossessione. Non poteva piu dormire la notte a causa di fantasmi che sorgevano nella sua immaginazione relativamente alle popolazioni nere di quella parte dell' Africa, alle loro supposte abitazioni, armi, costumanze."

"Tra i nove ed i tredici anni il giovane Pietro prosegui i suoi studi elementari e medi, prima in famiglia col famoso Don Paolo, e poi alla scuola dei Gesuiti del Palazzo Visconti in Roma, presso la piazza del Collegio Romano. Salvo che per certe materie di suo interesse, odiava gli studi, specie il latino e il greco. Amava solo la geografia, la matematica, le materie proprie della navigazione, l'astronomia, la cosmologia. Spesso marinava la scuola, anche per recarsi all'osservatorio astronomico gestito dal gesuita Padre Angelo Secchi per imparare la pratica, proprio nelle materie che lui amava. Passava sempre molte ore nelle biblioteche di famiglia. Ma ormai non piu su libri di viaggi e su favole di paesi lontani. Studiava le realta conosciute a proposito della grande macchia bianca sulla cartografia del centro Africa. Aveva notato anche la via che avrebbe dovuto prendere per raggiungerla: era il fiume OgoouŽ, allora ancora solo approssimativamente segnato sulle carte del tempo, la cui foce si situava nella regione del Gabon, prospiciente l'isola di Sao TomŽ. Di dove venivano quelle acque? Da grandi laghi interni? Bisognava risalirle. Ma come fare? Aveva bisogno di una nave, ossia della nave di una Marina ...

All'eta di 13 anni il Padre Angelo Secchi un giorno gli disse: "Tu marini sempre la scuola. Se fossi venuto ieri avresti trovato qui il marchese ammiraglio de Montaignac della Marina francese. Sta qui vicino all'albergo Minerva!".

"L'Ammiraglio de Montaignac cosi ricevette il tredicenne Pietro di Brazzà, con addosso vestiti dei fratelli, pantaloni troppo corti e giacca troppo lunga. Fu impressionato dai suoi propostiti, espressi con fermezza e ben circostanziati, ma soprattutto dal suo sguardo fermo e illuminato.

L'Ammiraglio parlo a lungo con Pietro dei suoi propositi per l'Africa occidentale. Tanto che, a dispetto delle ironie dei suoi collaboratori, decise di parlare coi genitori di Pietro, il Conte Ascanio di Brazzà e la Marchesa Giacinta Simonetti Maccarani, miei bisnonni. Cosi il giovane Pietro fu mandato a Parigi, al Liceo della Rue Genevieve per la preparazione all'entrata nella scuola navale di Brest."

"Il fine della sua vita era di esplorare la grande macchia bianca della cartografia del centro dell' Africa Occidentale, che lo aveva colpito gia da bambino, ossia "il mio Congo", come diceva. Oggi i Congolesi di Brazzàville, se pure riconoscono di essere stati una colonia francese, sanno che il loro Stato venne in realta creato da una famiglia italiana e friulana..."

"Tre anni di ulteriori esplorazioni e Pietro fu nominato Governatore del Congo. Ma causa il suo modo di trattare gli indigeni, di liberarli dalla schiavitu, di portare la pace tra le tribu, nel 1895 fu destituito dal suo incarico, sull' onda delle critiche ed ire dei commercianti e trafficanti francesi che consideravano gli indigeni semplici bande di schiavi da sfruttare."

"Siamo nel 1905 e il ritorno di zio Pietro in Congo, dopo le pressioni dell' opinione pubblica francese in suo favore, fu un ritorno trionfale. Alcuni rappresentanti delle tribu del Congo marciarono un mese per venirgli incontro. Ma le conclusioni della commissione d'inchiesta, il dispiacere per aver visto campi di concentramento, disperazione, sfruttamento e la sua malattia lo portarono alla morte nello stesso anno."

"La zia Teresa raccontava spesso la storia della morte dello zio Pietro, suo amato marito. "Era sempre stato piu o meno ammalato di mali africani. SenonchŽ durante l'ultimo viaggio di ritorno in Francia ebbe sulla nave una crisi cosi grave che dovette essere sbarcato a Dakar dove mori improvvisamente all'Hopital Principal". La zia Teresa era "convinta che Pietro fosse stato avvelenato da agenti commerciali francesi. Infatti era stato inviato in Congo come ispettore del governo francese a causa di certi disordini provocati dalla presenza dei commercianti francesi che sfruttavano gli africani secondo metodi coloniali". Secondo la zia Teresa, lo zio Pietro "sarebbe stato avvelenato da sicari dei commercianti francesi perchŽ non potesse mai arrivare a Parigi e denunciare quanto aveva constatato nella sua missione di inchiesta in Congo".